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Meditazioni nella natura:l’energia positiva degli alberi secondo Fred Hageneder

Intervista con Fred Hageneder Parte prima

Un’intervista con Fred Hageneder, splendida persona e grande conoscitore degli alberi, sugli alberi i nostri amati guardiani ed angeli con le foglie e non con le piume, che vegliano silenziosi sul nostro cammino.

VENUS: Come ha avuto inizio il tuo rapporto con gli alberi?

Fred Hageneder: È una storia del tutto personale. Un giorno che mi sentivo molto abbattuto, all’epoca ero adolescente, me ne andai nella brughiera. Volevo stare solo. Mi sedetti accanto a una betulla e lì inaspettatamente mi resi conto che mi stavo ritemprando. In qualche modo gli alberi che mi circondavano avevano qualcosa a che fare con questo. Fu allora che scoprii l’amore per la natura e in particolare la compassione per il benessere degli alberi che spesso non se la passano tanto bene nella nostra cultura, perché non li rispettiamo.

VENUS: Come hai fatto a sentire l’energia degli alberi?

Fred Hageneder: Beh, gli alberi si muovevano al passaggio del vento e io venivo cullato dolcemente. Il risultato è stato che in qualche modo mi sono rilassato e allora ho incominciato a essere consapevole del fatto che l’albero era circondato da un campo di energia, parlo di un’energia di tipo spirituale, e io ne sono divenuto parte. C’era una tale pace e io vedevo i miei piccoli problemi personali sotto una nuova luce, inseriti in un quadro più grande e perciò meno importanti. Avevo 15 anni ed è così che è incominciato il mio percorso con gli alberi. La cosa interessante è che l’albero in questione era una betulla, e la Betulla viene spesso considerata l’albero della rinascita. La Betulla si addice al rinnovamento e protegge tutte le giovani vite. Ecco perché una volta le culle erano fatte con legno di betulla ed esiste anche la tradizione delle scope di betulla. Queste venivano usate ritualmente a capodanno per ripulire la casa dalla polvere e dalle energie del vecchio anno.

VENUS: Come ci si avvicina a un albero per ricaricare le batterie, tenendo presente che i vecchi alberi saggi sono anche i più potenti?

Fred Hageneder: Quando ho incominciato a lavorare, anch’io ho scoperto che i vecchi alberi, quelli dall’aspetto imponente, hanno i campi energetici più forti, proprio per via delle loro dimensioni. Qui si tratta di elettromagnetismo, e non di fantasticherie romantiche. Il fatto che un campo energetico sia particolarmente forte ci aiuta a “sintonizzarci”.

Ma un albero comprende anche certe caratteristiche eterne, qualcosa che si manifesta nel tempo e nello spazio. Si può anche arrivare a questo livello del suo essere, al suo spirito archetipico, al suo angelo. Esiste in ogni albero. Se si ha familiarità con questo livello si può entrare in sintonia con lo spirito della Quercia anche attraverso una piantina di quercia non meno che con un possente albero vecchio di mille anni. Ad ogni modo: gli alberi molto vecchi sviluppano una personalità che si è formata molto lentamente e perciò hanno una forza diversa rispetto agli alberi molto giovani. Ed è proprio di questi vecchi alberi e della loro saggezza che gli alberi più giovani delle foreste moderne hanno un disperato bisogno.

VENUS: Meditare sotto gli alberi o vagare nei boschi per assorbire gli influssi degli alberi sono cose che fai spesso?

Fred Hageneder: Sì, il più possibile. E anche camminare è già di per sé una meditazione. In genere consiglio di camminare o correre per un bel po’ oppure di fare qualche altra forma di esercizio fisico. Giusto per scaricare la tensione, e ovviamente bisognerebbe avere un po’ di tempo a disposizione. Quando ci si sente più calmi si può cercare un posto per riposarsi e incominciare a osservare tutti i minimi movimenti. Potrebbe volerci un quarto d’ora o tutta la notte, per osservare i disegni creati tutt’intorno dalla luce della luna e dalle ombre.

A volte capita di imbattersi in un albero davvero notevole, che esercita un fascino irresistibile. Ma prima di avvicinarsi all’albero glielo si può chiedere. Questa è una cosa molto interessante. Anche se non si è ancora entrati in comunicazione con gli alberi, questa domanda ha un certo effetto sulle persone che la pongono. Chiedendo: «Va bene se mi avvicino, se entro nella tua aura e mi siedo vicino a te per un po’?» noi stessi cambiamo.

Diventiamo qualcuno che ha imparato ad avere considerazione per gli altri. Il fatto è questo: noi non conosciamo l’albero in questione. Pensiamo che sia una colonna di legno con in cima un po’ di foglie, e le altre persone non lo trattano meglio di come tratterebbero un palo della luce. Ma l’albero nasconde in sé tanto di più! La Terra non va ammucchiando un sacco di strutture di carbonio mettendoci in cima del fogliame per niente.

Qual è il segreto di questo essere? Cosa È un albero? Le domande possono portarci altrove. Oggi come oggi noi crediamo di conoscere tutte le risposte. Invece non sappiamo proprio niente.

VENUS: Ottieni delle risposte?

Fred Hageneder: Beh, non nel senso intellettuale, ma comunque non è questo che mi interessa. La mia prigione mentale mi porta a essere dispersivo. È un tipo di meditazione con cui si può giocare e quando riesco davvero ad avere un dialogo con l’essere di un albero, ciò accade in uno stato di coscienza che va molto al di là del normale stato mentale quotidiano, uno stato in cui non c’è separazione tra me e l’albero. Ovvero: non sono più una persona che si preoccupa soprattutto del proprio destino, del proprio percorso di vita e del proprio diario, ma sono unito a un tutto più grande di me, a una coscienza che considera l’uomo e l’albero con la stessa neutralità. Su questo piano esiste anche una grande beatitudine, una gioia che ripaga di tutti gli anni difficili passati a cercare di arrivare a quel punto. E in questo stato è possibile, perché si è neutrali ma pieni di amore, capire di cosa gli alberi e gli esseri umani hanno veramente bisogno.

VENUS: Hai delle linee guida da suggerire per la meditazione?

Fred Hageneder: Avvicinatevi all’albero con rispetto, fate il vuoto mentale e rimanete in attesa. E poi sicuramente: tenete sempre vivo il senso dell’umorismo, non prendetevi troppo sul serio.

 

 

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